ATHOS BUREZ: I MIEI BAGNI DI OSTENDA. LA RINASCITA DEL CAPOLAVORO DI JAMES ENSOR

Una moltitudine di figure minuscole si accalca sulla spiaggia. In cielo, il sole sorride sornione tra nuvole che sembrano ricami. Trasportati fino a riva su strane carrozze, uomini e donne si inoltrano tra le onde, riempiendo il panorama quasi fino all’orizzonte. Acqua e sabbia brulicano di vita e di scene curiose: come nei quadri quattrocenteschi di Pieter Bruegel, decifrarle richiede tempo e concentrazione, ma le sorprese non mancheranno.
Aguzzando la vista, riconosceremo religiosi panciuti e baci omosessuali, benpensanti vestiti di tutto punto e corpi nudi impegnati nelle più svariate attività, guardie in uniforme, indigeni arrivati da lontano, bambini terrorizzati, cani intenti a copulare, e una folla di curiosi che, proprio come noi, osserva divertita lo spettacolo di una spiaggia belga agli albori del turismo di massa.

Siamo nel disegno I Bagni di Ostenda di James Ensor, realizzato con matite colorate e vernice a olio su tavola nel 1890. Affacciata sul Mare del Nord, Ostenda era già una località balneare alla moda, ma ad Ensor – che qui era nato – la cosa non piaceva granché. Il disegno è una satira surreale rivolta ai concittadini e soprattutto ai turisti, che oggi racconta il legame di un grande Maestro con la sua terra.


James Ensor, I Bagni di Ostenda, Gent, MSK | Courtesy Visit Oostende talkie.be | © Toerisme Oostende

Centotrent’anni dopo un altro artista belga, Athos Burez, ha tradotto il lavoro di Ensor in un’immagine contemporanea, una grande fotografia di 100 × 140 centimetri scattata sulla stessa spiaggia e animata da 180 comparse: un’istantanea della società moderna che, come l’opera originale, mescola ironia e critica sociale, rileggendo temi ancora attuali già presenti nel disegno – il nudo e l’omosessualità, per esempio – e introducendone di nuovi, dalle migrazioni all’inquinamento.

“Ho realizzato questo lavoro nel 2020 su commissione dell’Ente del Turismo e della Ensor House, la casa museo dell’artista a Ostenda, che stava per riaprire al pubblico ampliata e rinnovata dopo lunghi lavori di ristrutturazione”, racconta Athos Burez. “Alla Ensor House desideravano festeggiare con un evento speciale, rievocando una delle opere più note create dall’artista nella sua città. In questo modo avremmo potuto coinvolgere nel lavoro anche gli abitanti di Ostenda. L’ho trovata una sfida molto stimolante: James Ensor è uno degli artisti più noti del nostro paese e ha catturato la mia immaginazione fin da piccolo. Mi ha fatto davvero piacere approfondirne la conoscenza”.

In che modo hai reso contemporanea un’opera di 130 anni fa?
“Questo è l’aspetto che mi è piaciuto di più.  Sappiamo che la cultura della spiaggia non era molto diffusa nella pudica epoca vittoriana, ma oggi facciamo fatica a immaginare che fosse una sorta di privilegio. Anche se il bagno in mare è una pratica senza tempo, il turismo decollerà veramente solo mezzo secolo dopo.  Ho trovato affascinante partire dalla visione di Ensor, ma anche riunire nell’opera le forme di turismo balneare che abbiamo conosciuto a partire da allora. A Ensor piaceva prendere spunto dai luoghi comuni, che spesso irrideva in chiave satirica, così ho pensato di fare lo stesso con le tendenze più recenti della cultura balneare. È sorprendente a volte notare quanto poco la natura umana cambi nel corso dei secoli”.


James Ensor, Autoritratto con cappello fiorito, 1883-1888 | Courtesy Visit Oostende talkie.be | © Toerisme Oostende

In che cosa ti senti più vicino a James Ensor? Quali doti ammiri in questo artista?
“Adoro il suo umorismo malizioso. Sembrava un uomo così colto e signorile, e lo era, ma era capace di ridere di qualsiasi cosa e non aveva timore di farlo. Inoltre era affascinato da tutto, dagli oggetti bizzarri che il mare trascinava sulla riva così come dal comportamento umano nelle sue espressioni più diverse. Era a suo agio con ogni forma d’arte, ha perfino disegnato i costumi per un’opera scritta da lui stesso… Adoro le persone che non si limitano a una disciplina, ma hanno una curiosità che le spinge a indagare e approfondire ogni cosa, per quanto possibile…”.

Come il disegno di Ensor, anche i tuoi Bagni di Ostenda sono composti da tante scene curiose, da osservare una per una… Qual è la tua preferita?
“Quella con i gabbiani che terrorizzano i turisti sulla spiaggia e gli rubano il cibo. Ogni volta che vado al mare, mi rallegro alle grida dei gabbiani ancor prima di vederli. Sembrano ridere in modo così beffardo con le loro facce cattive! E sono così incredibilmente grandi quando te li trovi di fronte… Non hanno paura di nulla e se ti distrai anche solo per un minuto sono capaci di prendersi tutto il tuo cibo. Nei miei Bagni di Ostenda ho costruito questa immagine come la scena di una commedia, ma è davvero molto vicina alla realtà”.

Raccontaci della lavorazione dell’opera… Come hanno reagito gli abitanti di Ostenda alla tua iniziativa?
“C’è stata molta partecipazione, l’opera originale è ancora molto viva tra gli abitanti della regione, ne sono giustamente molto orgogliosi. La gente di queste parti è rilassata e divertente, il che ha reso meraviglioso lavorare insieme. Nessuno se n’è andato nonostante fossimo sempre un po’ in ritardo sulla tabella di marcia e il clima non fosse proprio favorevole a causa del vento fresco di fine estate… Abbiamo avuto diversi imprevisti, ma tutti erano tranquilli e di buon umore, osservavano e aspettavano il proprio turno. Quel giorno di riprese è stato una commedia di per sé”.

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