Romain Langlois: artista e alchimista

“Plastiglomerato” è il nome di una pietra innaturale apparsa nel sud dell’isola delle Hawaii, composta da roccia vulcanica, sabbia, detriti di conchiglie e plastica. Alcuni scienziati hanno identificato questa roccia come un marker dell’Antropocene, una nuova epoca geologica caratterizzata dall’impatto irreversibile dell’attività umana sul pianeta.

Le testimonianze di quest’epoca si trovano tutt’intorno a noi, dalle aree disboscate alle discariche abusive e alle cave. Questi luoghi cupi forniscono a Romain Langlois l’ispirazione per le sue sculture: una trave abbandonata su un sito di demolizione, un tronco d’albero trovato in una landa desolata, un pezzo di pietra usato per bloccare una strada… una pletora di “oggetti” strappati alla natura e scartato dopo l’uso.

Risonanza II, di Romain Langlois
“Risonanza II” di Romain Langlois.

L’artista si appropria di questo “sedimento culturale”, lo trasforma, e ce lo presenta in un museo o in uno spazio espositivo, come a dire: “E ora, cosa vedi?”

Come un vero alchimista, ha trasmutato l’ordinario in qualcosa di straordinario. La roccia che sta davanti a te non è pietra: è bronzo. Quel tronco d’albero non è legno ma calcite, creata dalla cristallizzazione del carbonato di calcio, un processo che è stato padroneggiato solo da una manciata di artigiani. La somiglianza è sorprendente, ma l’artista non si limita a questo effetto trompe l’oeil.

Le sue rocce vengono frantumate per rivelare il loro contenuto – un liquido radioso che ricorda il magma – mentre la trave sembra sollevarsi in posizione verticale, con pieghe che si formano sulla sua superficie proprio come la pelle umana. I materiali inerti sembrano prendere vita davanti ai tuoi occhi, esponendo la loro forza vitale latente.

“La Belle endormie” (La bella addormentata), di Romain Langlois.

Secondo l’artista, “tutto è vivo, tutto è in movimento, tutto è in un processo di trasformazione. C’è vita sotto la superficie, che aspetta solo di essere scatenata. Attraverso le mie sculture, sono in grado di attingere a questa forza innata e rivelarla al mondo”. Romain Langlois ha attinto a questa intuizione di una vita onnipresente nel corso della sua carriera di scultore.

L’artista francese, 43 anni, è completamente autodidatta, spinto dalla passione, dalla sete di conoscenza e dal desiderio di farsi strada e diventare uno dei grandi nomi di quest’arte. Per 12 anni, circondato da riferimenti anatomici, ha scolpito volti e corpi umani, cercando di padroneggiare ogni tecnica secondo i suoi standard elevati. Dal bronzo bianco al bismuto, al cristallo, all’argento e alla pietra, l’artista si è cimentato in un’intera gamma di materiali, acquisendo una profonda conoscenza di ogni mezzo. “Lavorare con un materiale è l’unico modo per capirlo veramente”, spiega, “il tocco delle tue mani crea un legame unico”.

“La montagna e il fiume” di Romain Langlois.

Nel mondo dell’arte contemporanea, dove i concetti hanno la precedenza sull’esecuzione e dove il know-how e l’artigianato sono spesso considerati secondari, Romain Langlois ha scelto di mettere i materiali al centro del suo approccio artistico. Sebbene si sia allontanato dalle rappresentazioni delle persone, il suo lavoro continua a esplorare la condizione umana da un punto di vista ambientale, esaminando il profondo impatto dell’umanità sull’ambiente circostante.

Le sue sculture catturano una verità senza nome sulla vita stessa: qualcosa che ci lega al legno e alle rocce e solleva interrogativi sul posto che occupiamo in questo ordine naturale.

“Container” di Romain Langlois.

Nato a Saint-Etienne (Francia) nel 1977, Romain Langlois si è dedicato alla scultura dopo aver completato gli studi di design e aver trascorso diversi anni in uno studio di architettura. Le sue opere sono state esposte al Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Saint-Etienne e al MAD di Parigi. Si trovano anche in diverse prestigiose collezioni private.

Romain Langlois è rappresentato dalla galleria d’arte contemporanea Artistics con sede a Parigi

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