ALLA SCOPERTA DEGLI OCEANI CON I FOTOGRAFI DEL NATIONAL GEOGRAPHIC

Pisa – Le immagini spaziali ci hanno insegnato che il blu è il colore della Terra: il mare ricopre infatti oltre il 70 per cento della sua superficie e molti scienziati ritengono che la vita sia nata proprio dall’acqua. Eppure degli oceani sappiamo ancora molto poco. Da secoli li percorriamo in lungo e in largo, ma i loro abissi nascondono numerosi segreti. A Pisa una mostra realizzata da Palazzo Blu in collaborazione con il National Geographic ne sonda le profondità attraverso la lente della fotografia, che dalla metà del XX secolo ci ha regalato scoperte sorprendenti.
Dalle immagini pionieristiche di Jacques-Yves Cousteau e Sylvia Earle, storica explorer di National Geographic e tra le prime donne a dedicarsi all’oceanografia, fino alle testimonianze di imprese recenti come il ritrovamento del Titanic, Oceani, ultima frontiera è un tuffo in un mondo invisibile ai più e una dichiarazione d’amore verso la natura sottomarina.


Mediterraneo. Una razza a coda corta (Raja brachyura), in Costa Brava, Catalogna. Questa specie è abbondante nella regione ed è spesso avvistata durante i mesi invernali su fondi sabbiosi vicino ad alcune scogliere. Photo Jordi Chias 

Giganteschi mammiferi, feroci predatori, tappeti d’alghe brulicanti di vita e variopinte distese di coralli raccontano la bellezza e la biodiversità degli abissi, con un’attenzione speciale per gli abitanti del nostro mare, il Mediterraneo. Impossibile, tuttavia, tacere sull’impatto delle attività umane sugli oceani: così la fotografia subacquea diventa anche documento delle conseguenze del riscaldamento delle acque e del cambiamento del loro ph: le specie tropicali colonizzano i mari delle zone temperate, alcune specie di alghe proliferano a dismisura, come accade alla regione dei Sargassi e le barriere coralline perdono i loro colori vivaci dalle Maldive all’Australia.


Una tartaruga Caretta caretta è rimasta impigliata in una vecchia rete da pesca di plastica al largo della costa spagnola. Sarebbe morta se il fotografo non l’avesse liberata. Le attrezzature da pesca abbandonate sono una grave minaccia per le tartarughe e altri animali marini. Photo Jordi Chias 

E se la pesca intensiva ha messo in pericolo specie fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi marini – il tonno rosso, per esempio – determinando un calo delle popolazioni ittiche che in alcune aree tocca punte del 75 per cento, i rifiuti di plastica ha cambiato il paesaggio degli oceani con la nascita di intere isole galleggianti, e messo in pericolo la vita della fauna, dai pesci fino alle tartarughe e agli uccelli marini. Oltre alle foto scattate dai reporter, a Palazzo Blu troviamo perciò vecchi oggetti abbandonati in mare, levigati dalle onde e tornati dopo decenni sulle spiagge italiane, dove sono stati raccolti in occasione del progetto Archeoplastica.


Barriere Coralline. A Cuba, banchi di emulidi (Haemulon sciurus), e lutianidi (Lutjanus apodus), nuotano tra rami di madrepore Acropora palmata, una specie in pericolo. Photo David Doubilet/Nat Geo Image Collection 

Fortunatamente ci sono anche buone notizie: oggi le immagini satellitari ci permettono di tenere sotto controllo la salute degli oceani come non abbiamo mai fatto prima. In mostra sono esposte anche le immagini del progetto Pristine Seas di National Geographic per il monitoraggio delle aree più incontaminate del pianeta, un contributo alla campagna 30×30 che mira a proteggere il 30 per cento della superficie degli oceani entro il 2030.

Oceani, ultima frontiera sarà visitabile a Palazzo Blu fino al prossimo 4 settembre.


Creature degli abissiUna foca leopardo (Hydrurga leptonyx) mostra i denti in un’esibizione di minaccia per proteggere
la sua preda nelle gelide acque della Penisola Antartica. Photo Paul Nicklen/Nat Geo Image Collection

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