La fashion house porta in scena a Los Angeles la capsule collection spring 2023

Una strada simbolo di Los Angeles. Quella Windward avenue a Venice beach che, per una sera, diventa un palcoscenico di moda. E da icona del mondo hollywoodiano, da culla dell’arte e delle culture giovanili underground diventa il set per raccontare la capsule collection di Dior uomo per la spring 2023 immaginata dal direttore artistico Kim Jones ma non solo.

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Perché i look che calcano la scena sono frutto di un matrimonio creativo sui generis: sfila la collezione guest designed by E.R.L. aka Eli Russell Linnetz, artista emergente della scena americana ma soprattutto artista poliedrico e creativo tentacolare con un passo tra fotografia, musica e arti visive (ha collaborato a lungo con Ye aka Kanye West ma anche con Lady Gaga). A chiamare Eli Russell Linnetz, tra i finalisti del prossimo Lvmh prize 2022 e che a Venice beach è nato e vive ancora oggi, è stato proprio Kim Jones per dare vita a una collezione unicum.

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“Nel corso del mio viaggio da Dior abbiamo collaborato con diverse persone e personalità”, ha spiegato Kim Jones, nel backstage dello show. “Ma questa volta ho voluto andare in una direzione differente, scegliendo un altro sguardo che potesse leggere la maison e il suo universo. Con questo concept in mente ho voluto lavorare con Eli Russell Linnetz, di cui ammiro profondamente la creatività. E ho voluto vedere le cose da un punto di vista differente, quello di un giovane dalla creatività incredibile. Il percorso è stato molto semplice e rivelatore e ci ha fatto capire perché tutti e due lavoriamo nella moda”.

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A fargli eco Russell: “Ci siamo ispirati agli archivi di Dior partendo dall’anno della mia nascita, il 1991. Erano gli anni unici di Gianfranco Ferré alla direzione creativa, che ci sono sembrati perfetti per interpretare questo momento. L’idea di un certo massimalismo che pervade tutta la collezione arriva proprio da lì, e anche da un lato del mio universo estetico”, ha poi continuato il designer nato a Venice beach. “Abbiamo esplorato un melange di chaos e perfezionismo maniacale. Abbiamo generato un clash di epoche e momenti, tra frammenti di antichità storica e contemporaneo. Il tutto all’insegna di una conversazione tra spazi, tempi e generazioni differenti”.

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Sotto i riflettori un dialogo creativo sui generis. Una esplorazione di generazioni e stili. Una conversazione che parte da avenue Montaigne, nel cuore bourgeois di Parigi, per approdare tra le palme e i granelli di sabbia di Los Angeles. In mente il viaggio di monsieur Christian Dior dell’aprile del 1957, quando visitò Los Angeles durante il suo primo tour americano.

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Sotto gli occhi di Paula AbdulRita OraChristina RicciAmber VallettaBrooklyn e Nicola Peltz BeckhamLucien Laviscount e Shalom Harlow sfila, sulle note del soundtrack composto da Simon Parris, una crew ipercolorata e massimalista. Che mixa ricami e lavorazioni couture con i colori delle spiagge hollywoodiane. In un crescendo di lurex e sportswear, di imbottiture nei toni fondant e tailoring raffinato, di maglie parlanti e costruzioni da atelier, di bomber street, maglieria over da skater e cannage ricamati di luce. Gli accessori giocano sullo stesso contrasto: sneakers XXL e saddle bag dalle tracolle over in catene dorate. A raccontare un’opulenza in puro stile Ferré la cappa ricavata da un patch di maglie sportive e frammenti di tartan da college. Fino all’ultimo look: uno sposo in suit bianco, con gym shoes e veletta d’alta moda. (riproduzione riservata)

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