A PALAZZO BONAPARTE UN VIAGGIO INTERIORE TRA LE ICONE DI LUCE DI BILL VIOLA

Roma – Un silenzioso corteo di pellegrini avanza lungo un sentiero nella foresta attraversando lo spazio intermedio tra due mondi.
Una madre e un figlio, nel pieno della calura estiva, compiono il loro viaggio nel deserto prima di essere inghiottiti da una tempesta di polvere, mentre uomini e donne, uniti dal comune desiderio di entrare in contatto con un oggetto misterioso, vivono il loro momento di dolore prima di lasciare il posto agli altri. Riportano alla mente le recenti immagini degli spiriti migranti alle porte della vecchia Europa.
E noi, a luce volutamente spenta, ci uniamo a questo corteo di anime, protagonisti tutti insieme, ciascuno con il sacrario della propria memoria, dell’epopea umana raccontata con la semplicità di un viaggio interiore da un eccezionale Bill Viola che riapre la stagione di mostre a Palazzo Bonaparte con Icons of light.
L’artista statunitense, guru della videoarte, che condivide con l’Italia una relazione solida e duratura dall’età di 23 anni, oltre alle origini (il nonno paterno era originario di Due Cossani, in provincia di Varese), porta a Roma fino al prossimo 26 giugno un’accurata selezione di 15 lavori che attraversano la sua produzione quarantennale, da The Reflecting Pool del 1977-79 alla serie Martyrs del 2014.


Allestimento della mostra Bill Viola. Icons of light | Courtesy Arthemisia

Sottraendoci al tempo in perenne corsa e consegnandoci a una dimensione altra, dove la cultura buddista e quella cristiana si intrecciano, il percorso di Viola, tra i più intimi e spirituali dell’artista attraverso il mezzo elettronico, ci invita a rallentare, a osservare i lavori con calma, per ascoltarli e ascoltarci. Così, davanti a The Greeting del 1995, opera ispirata alla Visitazione di Pontormo, un evento che in origine durava 45 secondi, Bill Viola ci intrattiene per dieci minuti, a tu per tu con una elaborata coreografia dove due donne parlano tra loro vestite in abiti del Cinquecento, interrotte da una terza persona che entra in scena abbracciando e salutando. Azioni e intenzioni dei personaggi non trovano una spiegazione, anzi il preciso significato dell’evento resta sospeso nell’ambiguità del gesto.

Una colonna sonora fatta di respiri, sussurri, flussi acquatici accompagna gli ospiti di Palazzo Bonaparte dalla metafora della nascita e della creazione nella prima sala (The Reflecting Pool) alla rappresentazione del viaggio di una vita (Ancestors), fino all’incessante migrare dell’umanità (Study for The Path). Gradualmente cediamo anche noi il nostro volto alla perdita e al dolore nelle sue molteplici espressioni personali nella pittura in movimento protagonista di Observance, mentre in Unspoken (Silver & Gold) su due pannelli le proiezioni in bianco e nero riflettono le emozioni di due persone legate da una relazione e, al tempo stesso, separate dalle cornici entro cui sono racchiuse.


Allestimento della mostra Bill Viola. Icons of light | Courtesy Arthemisia

In questo viaggio allo specchio accogliamo il tempo di Bill Viola, che si fa malleabile nelle mani dell’artista. In un percorso completamente al buio dove le opere sono illuminazioni che ci invitano a diventare parte di esse, una lieve luce che filtra dal basso mostra il percorso verso il mondo sottomarino di Ascension, un luogo sospeso tra la morte e la vita, dove Viola ci induce a guardare in faccia la natura ciclica della nostra esistenza. Immobili e senza peso, come la figura umana che raggiunge la profondità degli abissi, vediamo fondersi i confini tra l’infinità degli universi e la finitezza del corpo umano.

È ancora l’acqua, elemento potente e incontenibile – metafora di cambiamento, di nascita e rinascita, del battesimo e del riflesso – ad animare la serie degli spiazzanti, ipnotici Water Portraits. In questo ambiente fluido, non naturale per gli esseri umani, questi sognatori cullati dolcemente e misteriosamente appaiono a proprio agio, in grado di esistere senza l’aiuto del respiro. Il visitatore si riconosce così in Gleb, Madison o Sharon, le figure subacquee che non prendono fiato, ma fluttuano placide, sospese nel tempo, un istante prima di nascere o di morire. Anche Three Women (2008) riprende il tema dell’acqua, questa volta non come immersione, ma come passaggio. Una madre e due figlie attraversano un muro fluido, una linea di confine tra vita e morte, da una forma di esistenza immateriale a una in carne e ossa.


Bill Viola, Fire Martyr, 2014, Color high-definition video on flat panel display mounted vertically on wall 107,6×62,1×6,8 cm 7:10 minutes Executive producer: Kira Perov Performer: Darrow Igus Photo: Kira Perov © Bill Viola Studio

Icons of light, a cura di Kira Perov, moglie dell’artista e direttore esecutivo del Bill Viola Studio, ci piace forse perché parla di noi, avvolgendoci in spazi ovattati che ricordano luoghi di profonda intimità, all’interno di un visionario spazio di culto dove ognuno è invitato a stabilire una connessione visiva e spirituale con l’opera d’arte. Ciascuno riconosce il proprio martirio, diventando testimone delle vite passate dei martiri, improntate all’azione, che esemplificano la capacità dell’essere umano di sopportare la sofferenza, e persino la morte pur di restare fedele a valori, credenze e principi. In Martyrs Series quattro individui diventano testimoni di azione, coraggio, perseveranza, resistenza, sacrificio, valori fondamentali della nostra cultura, sferzati dai quattro elementi naturali, acqua, aria terra e fuoco.
In un gioco di passati ricostruiti e futuri anticipati facciamo nostre le temporalità espanse dell’artista, accogliendo i due mondi, virtuale e reale, facendo nostre due culture, uomo e natura, ma anche Oriente e Occidente, lo Yin e Yang. Così, nei raffinati saloni che furono dimora di madama Letizia Ramolino Bonaparte, madre di Napoleone, affidati ad Arthemisia e restaurati grazie a Valore Cultura, il programma pluriennale di Generali Italia, ogni visitatore in mostra sceglie la propria opera del cuore, la osserva, la studia, catapultato in un tempo altro, comprendendo e condividendo con Bill Viola la considerazione dell’arte, concepita dallo stesso artista “un processo di risveglio dell’anima”.


Bill Viola, Ascension, 2000, Video/sound installation Color video projection on wall in dark room; stereo sound Projected image size: 2,49×3,50 m Room dimensions: 3,6×5,6×7,6 m 10:00 minutes Performer: Josh Coxx Photo: Kira Perov © Bill Viola Studio

“È una scelta tempestiva – commenta Kira Perov – quella di presentare una mostra a Palazzo Bonaparte, che riapre per la prima volta dallo scoppio della pandemia di Covid-19 due anni fa. L’esposizione può essere concepita come un balsamo emotivo in risposta a questa crisi globale. Rappresenta un nuovo inizio per il palazzo e per i visitatori di Roma”.

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