La Ville Lumière celebra Yves Saint Laurent in occasione del 60esimo anniversario della sua prima sfilata

La città di Parigi rende omaggio a uno dei suoi miti: Yves Saint Laurent. E nel giorno del 60° anniversario del suo primo show, avvenuto il 29 gennaio del 1962, la capitale francese ha scelto di rendergli omaggio con una grande mostra diffusa che coinvolgerà sei dei più importanti musei cittadini e che sarà visitabile fino al 15 maggio.

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Il progetto «Yves Saint Laurent aux musée», presentato oggi in anteprima e da domani aperto al pubblico, è infatti un grande viaggio nel cuore della creazione di monsieur Yves, indagando quello che da sempre è stata la sua liaison con il mondo dell’arte. Portando sotto i riflettori, grazie alle scenografie-allestimenti curati da Jasmin Oezcebi, un dialogo tra gli abiti della maison e le collezioni permanenti del Musée du Louvre e del Centre Pompidou, del Musée national Picasso-Paris, del Musée d’art moderne de Paris, del Musée d’Orsay e del Musée Yves Saint Laurent Paris.

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«In omaggio al 60° anniversario della nascita della maison Yves Saint Laurent, il 4 dicembre del 1961, sono orgoglioso e molto felice di poter inaugurare questa grande mostra diffusa che coinvolge sei dei più prestigiosi musei di Parigi, che tributeranno un omaggio speciale allo straordinario talento creativo di questo couturier francese, unico nel suo genere», ha spiegato Madison Cox, presidente della Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent. «60 anni fa, un 26enne Yves Saint Laurent e un 32enne Pierre Bergé si lanciavano in un viaggio che avrebbe portato Yves Saint Laurent a diventare uno dei talenti più inventivi e influenti dalla metà del XXesimo secolo in poi. Per monsieur Saint Laurent le arti costituivano una fonte di ispirazione inesauribile.

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E questo dialogo è stato un elemento chiave nell’elaborazione della sua estetica e nella creazione del suo immaginario. A nome della Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent e dei curatori-commissari che hanno lavorato con me a questo progetto, Mouna Mekouar e Stephan Janson, voglio veramente ringraziare tutte le istituzioni che hanno accolto e sposato questo approccio nuovo e inedito per celebrare un maestro della moda contemporanea».

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Sotto il cappello «Yves Saint Laurent aux musée», in realtà compaiono sei mostre differenti con un fil rouge unico, affidato alle parole di monsieur Yves che troneggiano all’ingresso della exhibition al quinto piano del Centre Pompidou: «Non ho mai copiato un quadro… E chi si potrebbe avventura nel farlo? Ho solo cercato di creare un legame tra l’opera e il vestito, convinto che un dipinto è un frammento della nostra epoca e può accompagnare la vita di ognuno». La conversazione ruota proprio intorno a questo concetto dove gli abiti si muovono e vivono accanto alle opere d’arte. E se al Musée du Louvre, i visitatori scopriranno la passione del couturier per l’oro e il barocco, grazie a un allestimento sontuoso tra gli stucchi e gli affreschi della Galerie d’Apollon, nel Salon Jupiter del Musée national Picasso-Paris verranno esposti la giacca del 1979 ispirata al Portrait de Nusch Eluard o l’abito della stessa stagione con un ricamo dedicato al Buste de femme au chapeau rayé dello stesso Picasso. Sotto l’orologio del Musée d’Orsay, tra gli altri, troveranno posto gli abiti creati nel 1971 per il Bal Proust mentre sotto il grande murales di Raoul Dufy, la Fée electricité, del Musée d’art moderne de Paris verra celebrato l’amore di monsieur Yves per il colore con tre mises del 1992. Il Centre Pompidou ospiterà, invece, la selezione più ampia e il dialogo più intenso a testimoniare l’amore dello stilista per il mondo dell’arte contemporanea. Nel due piani del museo creato da Renzo Piano, le creazioni del designer dialogheranno con opere di Piet Mondrian, di Martial Raysse, di Fernand Léger, di Agam o di Gary Hume. Last but not least, gli spazi del Musée Yves Saint Laurent Paris di avenue Marceau metteranno invece l’accento sull’atelier e sulle creazioni più spettacolari, tra materiale d’archivio, disegni, cartamodelli e alcuni abiti unicum come quello dell’88 dedicato a Georges Braque o come i boleri ricamati con i quadri di Vincent Van Gogh.

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«Questa mostra propone un percorso alla scoperta del lavoro di monsieur Yves e delle collezioni permanenti di questi sei musei», ha poi aggiunto Mekouar. «Ogni abbinamento è stato studiato con i direttori e i curatori dei diversi musei per fare in modo che ci fosse il loro sguardo sull’opera di Yves Saint Laurent, il loro racconto. E questa dinamica ha suscitato in ogni museo un vero e proprio cantiere creativo capace di riflettere sul lavoro del couturier. Permettendo di interrogarci e di ripensare la figura, e il mito, di Yves Saint Laurent non solo come couturier ma come un vero e proprio artista».

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