ALL’ALBERTINA EDVARD MUNCH A TU PER TU CON L’ARTE CONTEMPORANEA

Mondo – “Dipinge le cose, o piuttosto, le vede, in maniera diversa da altri artisti. Un’opera d’arte è completa solo quando l’artista riesce ad esprimere tutto quello che aveva in mente: è proprio questo che colloca Munch all’avanguardia rispetto alla sua generazione… Riesce veramente a mostrare i suoi sentimenti, le sue ossessioni, e a questo subordina tutto il resto”.

Scriveva così di Edvard Munch l’amico Christian Krohg. Parole alle quali avrebbe fatto eco, molti anni più tardi, la promessa del pittore nel suo Manifesto di Saint Cloud: “Non ci saranno più scene d’interni con persone che leggono e donne che lavorano a maglia. Si dipingeranno esseri viventi che hanno respirato, sentito, sofferto e amato”.
Questa straordinaria capacità di esprimere e comunicare le emozioni dell’umanità ha sedotto numerosi artisti del Novecento che hanno condiviso con Munch non soltanto la sua malinconica visione del mondo, ma si sono lasciati sedurre dall’approccio sperimentale alla pittura e alle tecniche di stampa, dal modo unico del collega di utilizzare il colore, il tratto, il pigmento.


Edvard Munch, Il Bacio, 1921, Olio su tela, Sarah Campbell Blaffer Foundation, Houston

In questo senso il pittore norvegese ha plasmato e continua a plasmare ancora oggi la storia della pittura facendosi pioniere dell’arte moderna e contemporanea, come dimostrano oltre sue 60 opere. Una mostra, evento di punta della primavera dell’Albertina di Vienna, racconterà l’influsso di Munch sugli artisti contemporanei attraverso un suggestivo dialogo tra capolavori.
Dal 18 febbraio al 19 giugno la rassegna Evdard Munch. In dialogue cucirà un confronto tra il padre de L’Urlo e sette illustri colleghi del Novecento. Georg Baselitz, Andy Warhol, Miriam Cahn, Peter Doig, Marlene Dumas, Tracy Emin e Jasper Johns saranno in mostra a Vienna con lavori che gli stessi hanno definito vicini, per soggetti e stile, alle opere del pittore norvegese.

Gli approcci a Munch che la mostra all’Albertina propone saranno diversi quanto sono diversi gli artisti. Le foreste, i paesaggi innevati di Georg Baselitz incontrano le icone che Andy Warhol ricrea in modo personalissimo, come il celebre Urlo (dopo Munch). L’artista sudafricana Marlene Dumas affida invece alla sua ampia tavolozza cromatica, percorsa da tinte cupe alterante a pastelli e a colori fluo, temi legati all’esperienza umana, ponendo al centro del proprio lavoro tematiche che spaziano dall’amore al razzismo, dalla morte al lutto. Le emozioni che la pittrice di Basilea Miriam Cahn colloca al centro del suo lavoro, dalla disperazione alla paura all’aggressività sfrenata, incontrano i linguaggi di Peter Doig che vede nella materialità nei dipinti di Munch l’iconologia dell’alienazione dell’umanità.


Andy Warhol, L’Urlo (dopo Munch), 1984, Silkscreen on Lenox, Museum Board Mikkel Dobloug | Foto: © Kjell S Stenmarch, Grev Wedels Plass Auksjoner © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc. / Licensed by Bildrecht, Wien 2021

Anche i lavori multimediali di Tracey Emin, intessuti di esperienze personali, ammiccano alla natura autobiografica dell’opera di Munch.
La mostra dell’Albertina, che fa seguito alle rassegne da record dedicate a Munch dal museo viennese nel 2003 e nel 2015, si concentra principalmente sul lavoro successivo dell’artista ed è supportata dal Munch Museet e il Museo Nazionale di Arte, Architettura e Design di Oslo e da numerose altre istituzioni internazionali e collezioni private.


Georg Baselitz, Inverno, 2005, Olio su tela, Vienna, Albertina Museum – The Batliner Collection © Georg Baselitz

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