LA BATTAGLIA DI BADIUCAO PER I DIRITTI UMANI (RI)PARTE DA BRESCIA, NEL SEGNO DELL’ARTE

Brescia – L’attesa non era stata accompagnata dai migliori auspici, con l’ambasciata cinese a intimarne la cancellazione e il comune di Brescia, affiancato dalla Fondazione Brescia Musei, a confermare l’evento, fermamente convinto di voler dare voce all’arte della contestazione, oltre che riconoscimento e visibilità al tema dei diritti.
Al centro della contesa, l’attesa mostra dell’artista dissidente Badiucao, conosciuto anche come “il Banksy cinese” proprio per la sua arte di protesta condotta a volto scoperto a colpi di fumetto politico in difesa dei diritti umani, dall’Australia – dove da quindici anni vive da esule – al resto del mondo.
Mai esposta in Occidente, rifiutata dalle gallerie di tutto il mondo, l’arte di Badiucao trova casa per la prima volta negli spazi espositivi del Museo di Santa Giulia, accesa da quell’ironia tagliente espressa nei colori e nei toni pop e in uno stile grafico incredibilmente moderno che attraversa vari generi, ammiccando all’iconografia della propaganda.

A partire da domani, 13 novembre, fino al 13 febbraio, il progetto corale La Cina non è vicina. BADIUCAO – opere di un artista dissidente, a cura di Elettra Stamboulis, ed evento di punta della quarta edizione del Festival della Pace, ripercorrerà l’attività del creativo a tutto tondo Badiucao, dagli esordi alle opere più recenti nate in risposta alla crisi sanitaria innescata dalla pandemia. Si tratta della prima personale di impianto curatoriale dell’artista in Occidente.

Badiucao, Who is Liu Xia Frida © Badiucao

A colpi di tweet, dal suo account @badiucao, seguito da oltre 80 mila follower, l’artista, classe 1986, sfida costantemente il governo e la censura cinese diffondendo da occidente a oriente la sua vocazione artistico-politica. Tutto nasce nel 2007, quando, studente di Legge all’Università di Shanghai, Badiucao si imbatte in The Gate of Heavenly Peace, un girato clandestino diretto da Carma Hinton e Richard Gordon sulle proteste di Piazza Tienanmen. È da qui che matura la ferma decisione di esprimersi in prima linea contro ogni forma di controllo ideologico e morale esercitato dal potere politico, diventando la voce di una memoria storica non plagiata.
Il suo impegno esplode così nella creazione di campagne partecipative, in illustrazioni, affissioni in luoghi pubblici e attività online, talvolta costruite con un linguaggio visivo che evoca lo spirito pop della propaganda comunista, ricalcandone stile grafico, toni e colori. Grazie al suo blog, ai social media e alle campagne di comunicazione organizzate, Badiucao ha portato avanti dall’Australia la propria attività di resistenza, diventando l’unico canale non filtrato dal controllo governativo capace di trasmettere i racconti dei cittadini di Wuhan durante il lockdown.


Badiucao, Xi’s going on a bear hunt (© Badiucao)

Insignito, nel 2020, dalla Human Rights Foundation del Premio Václav Havel Prize for Creative Dissent, destinato ad artisti che creativamente denunciano gli inganni delle dittature, “Badi” che ormai a Brescia è di casa – dopo aver soggiornato in città da quasi un mese in vista della mostra – porta con sé una settantina lavori, dalle opere pittoriche e multimateriali che testimoniano le violazioni dei diritti umani, a quelle che racchiudono la censura inflitta ai cittadini cinesi sul tema Covid-19.
Non mancano le riflessioni sulla repressione del dissenso in Myanmar durante il colpo di stato militare del 2021 e il dettagliato racconto in chiave artistica delle proteste degli ultimi anni che hanno visto la popolazione di Hong Kong battersi contro la linea politica governativa.

Tra i lavori più forti presenti in mostra, articolata in cinque sezioni – Cina, Hong Kong, Uiguria, Myanmar, Mao Nostalgia – spicca l’opera a matita intitolata Forgotten. Rappresenta Alan Kurdi, il bambino siriano di tre anni, morto sulla spiaggia turca di Bodrum nel tentativo di raggiungere l’Europa.


Badiucao, Carrie Lam | Courtesy Badiucao

“Questa mostra – spiega la curatrice Elettra Stamboulis – apre il nostro sguardo a quell’oriente che sembra così lontano e che invece ci riguarda, anche nella nostra libertà di poter fruire della bellezza. Gli artisti non danno delle risposte, ma consegnano domande, rendendo urticante la realtà. Spetta poi ai governo escogitare le soluzioni. Per questo spero che il visitatore esca dalla mostra con alcuni quesiti. Il percorso espositivo richiede attenzione, parla di architetture geografiche delle quali non sappiamo molto e che scatenano in noi numerose domande sulla realtà che ci circonda”.

Con questo nuovo progetto la Fondazione Brescia Musei, insieme al Comune di Brescia, porta avanti il percorso intrapreso nel 2019 con la mostra Avremo anche giorni migliori. Zehra Doğan. Opere dalle carceri turche, che ha visto l’artista curda intrecciare la propria vicenda personale con i drammatici eventi politici della più stringente attualità, evidenziando la relazione tra opere contemporanee e diritti umani.


Allestimento della mostra La Cina non è vicina. BADIUCAO – opere di un artista dissidente | Courtesy Fondazione Brescia Musei

“Il tema dei diritti – commenta Francesca Bazoli, presidente della Fondazione Brescia Musei – è vivace nel mondo dell’arte contemporanea che di per sé racchiude una potenza evocativa straordinaria. L’arte contemporanea ha come elemento costitutivo la libertà di espressione insieme alla creatività dell’artista e questo rende il messaggio che veicola straordinariamente forte”.

La Fondazione Brescia Musei testimonia ulteriormente con questa mostra la vocazione ai temi sociali e al “patrimonio immateriale” costituito dalla cultura della cittadinanza.


Myanmar Strikes Back, 2021 Stampa digitale, 80 x 100 cm

“Ringrazio Brescia musei, il Comune e la città intera – commenta Badiucao durante la presentazione della mostra alla stampa – per avermi difeso e tutelato nei miei diritti di fronte alle minacce pervenute dall’ambasciata cinese, dai propagandisti e dai folli nazionalisti che hanno cercato di fermarla. Ringrazio anche il governo cinese perché, con le sue minacce, ha dimostrato a tutti quanto diversamente tratti i temi della realtà e dell’arte. Questa mostra non rappresenta solo un percorso di critica al governo cinese, ma dà voce a tutti quei cinesi che vivono all’esterno dei confini, che hanno il coraggio di parlare ed esprimere la loro opinione. Mi auguro che questa esposizione possa aiutarmi ad affacciarmi sulla scena artistica internazionale, opportunità che mi è stata finora negata. In futuro continuerò a portare avanti la mia attività, ponendo l’accento su tutte le piattaforme non convenzionali attive in questo momento, e proseguendo il mio lavoro di cartoonist e di autore di graphic novel”.

Badiucao, How China controls coronavirus | Courtesy Badiucao e Fondazione Brescia Musei

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