G20 a Roma

Draghi fa ‘pace’ con Erdogan dopo la frase sul “dittatore di cui si ha bisogno”, pronunciata ad aprile, a commento del Sofagate, lo sgarbo a Ursula von der Leyen, rimasta senza sedia al vertice Ue-Turchia. Addirittura oggi è la presidente della Commissione europea che accetta di incontrare il presidente turco e di stringergli la mano, accompagnata dal commissario all’Economia Paolo Gentiloni. Tutto accade a Roma, a margine del G20, dopo che ieri, sempre nella capitale, Emmanuel Macron aveva siglato la pace con Joe Biden dopo la crisi dei sottomarini e, chissà, domani potrebbe fare altrettanto con Boris Johnson dopo la guerra delle capesante.

ALESSANDRO SERRANO’
30/10/2021 Roma, photo family dei partecipanti al summit g20. Nella foto Mario Draghi, Angela Merkel, salutano medici, infermieri e volontari sanitari

 

È il G20 delle rappacificazioni tra i leader, della ‘festa’ al sole di Roma, dello sfoggio delle vittorie acquisite o a portata di mano: la vaccinazione anti-Covid, con l’obiettivo condiviso di arrivare al 40% della popolazione globale entro fine anno e almeno il 70% entro il 2022, stabilito dall’Oms, citato da Draghi oggi; la tassa minima globale per le multinazionali, ratificata oggi in seguito all’accordo siglato in sede Ocse. E addirittura c’è nell’aria un possibile annuncio di intesa tra Ue e Usa sui dazi su acciaio e alluminio, per terminare la ‘guerra’ iniziata nell’epoca Trump.

Ma i problemi sul tavolo restano gli stessi e affiorano nei collegamenti da remoto di Vladimir Putin e Xi Jinping, collegati da Mosca e Pechino. Sembrano d’accordo per guastare il clima, con richieste simili, come il riconoscimento reciproco dei vaccini, i nostri Pfizer & company e i loro Sputnik e Sinovac. Nel backstage invece vanno avanti le trattative tra gli sherpa sulla lotta ai cambiamenti climatici, in vista della discussione tra i leader domani. Ma non ci sono passi in avanti, solo “impegni vaghi”. “Sarà un’altra lunga notte”, ci dicono fonti diplomatiche, mentre si fa alto il rischio che questo G20 non riesca a lasciare una grande eredità alla conferenza dell’Onu sull’ambiente che inizia a Glasgow domani.

Inizia Putin a chiedere il riconoscimento reciproco dei vaccini e dei relativi ‘green pass’. “Vorrei attirare la vostra attenzione sul fatto che, nonostante le decisioni del G20, l’accesso ai vaccini e ad altre risorse vitali non è ancora consentito a tutti i Paesi che ne hanno bisogno. Questo – dice da Mosca – è causato dalla concorrenza sleale, il protezionismo e il rifiuto da parte di alcuni Paesi, tra cui i membri del G20, di riconoscere reciprocamente i vaccini e i certificati vaccinali”.

Xi Jinping avanza la stessa richiesta di “mutuo riconoscimento” di tutti i vaccini che hanno ricevuto l’autorizzazione di emergenza. Ma il leader di Pechino va oltre: accusa l’occidente di strumentalizzazione della pandemia in funzione anti-cinese. “La stigmatizzazione del Covid-19 e la politicizzazione del tracciamento della sua origine vanno contro lo spirito di solidarietà verso la pandemia”, dice Xi Jinping, chiedendo un “approccio scientifico” e “vero multilateralismo” per la costruzione di una “comunità con un futuro condiviso per l’umanità”. Il riferimento è alle indagini sulle origini del virus SarsCov2, che l’Oms vorrebbe continuare a cercare a Wuhan. “Creare piccole cerchie artificiali o anche tracciare linee con l’ideologia”, sono le sue parole, “creerà solo barriere, aumenterà gli ostacoli e danneggerà l’innovazione scientifica e tecnologica”.

“Il multilateralismo è la migliore risposta ai problemi che vediamo oggi – sono le parole di Draghi al summit – In molti sensi è l’unica risposta possibile, dalla pandemia, al clima, alle tassazioni. Non è una opzione. Dobbiamo superare le nostre differenze e ritrovare lo spirito di questo consesso”.

L’assenza fisica di Putin e Xi Jinping a Roma sembra l’unica nota stonata di questo summit e al tempo stesso lo specchio reale della linea di faglia di tensioni che attraversa il G20. Mentre i leader affrontano le due sessioni di lavoro su salute ed economia, all’ordine del giorno di questa prima giornata di vertice, gli sherpa dei 20 proseguono con le trattative per strappare impegni per la neutralità climatica ai paesi finora recalcitranti. Dalla stessa Cina, a Roma c’è il ministro degli Esteri cinese Wang Yi – che si fa notare soprattutto per i toni tutt’altro che diplomatici quando assicura che “chi interferisce su Taiwan pagherà un prezzo” – alla Russia, che ha inviato l’omologo Sergej Lavrov. Fino all’India, presente a Roma il premier Narendra Modi, che ieri ha incontrato Draghi in un lungo bilaterale a Palazzo Chigi. E poi il Brasile, presente Jair Bolsonaro, cui Draghi non stringe la mano (non è vaccinato). Tra l’altro, il leader brasiliano fa parlare di sé perché colto in una chiacchierata privata con Erdogan – qualcuno ne mette in rete il video – in cui finge che vada tutto bene nel suo paese, dalla pandemia all’economia: “Sono i media che attaccano…”. Non una gran figura.

Ecco, ma le discussioni di Roma potrebbero non produrre i risultati sperati sulla lotta ai cambiamenti climatici, centrale per rilanciare l’economia del prossimo futuro. I leader rischiano di partire dall’Italia per la Scozia con un bagaglio vuoto di accordi o passi avanti. Si dispera il premier britannico Boris Johnson, il primo interessato, oltre a Draghi che ha la presidenza del G20, a raggiungere traguardi alla Cop26 che si tiene nel Regno Unito (seppure in Scozia). “Un fallimento della conferenza sull’ambiente potrebbe portare a migrazioni di massa e carenza di cibo”, è l’allarme di Johnson, cupo nell’approccio quando si fa intervistare niente meno che al Colosseo, dove anche le first ladies e i first gentlemen nel pomeriggio vengono accompagnati in visita dalla moglie di Draghi, Serenella Cappello. Opera “meravigliosa”, il Colosseo è anche “una metafora potentissima del rischio per l’umanità, il rischio dell’arroganza – dice Johnson – Gli esseri umani pensano che il progresso sia sempre mono-direzionale, che le cose vadano sempre verso un senso con la tecnologia. Nel quinto secolo d.C. il progresso si è fermato e siamo arrivati a vivere un’era scura e buia. Speriamo che non ricapiti”.

Al G20 la speranza è di ricavare qualcosa sul tavolo della cosiddetta ‘finanza climatica’, gli aiuti ai paesi poveri ed emergenti, che dunque inquinano perché ancora totalmente dipendenti dal carbone, dalle fonti fossili. Infatti Xi Jinping insiste su questo punto. Il leader cinese esorta i Paesi sviluppati a dare l’esempio nella riduzione delle emissioni, accogliendo “pienamente le particolari difficoltà e preoccupazioni dei Paesi in via di sviluppo”, rispettando gli impegni di finanziamento, come la fornitura di tecnologia, lo sviluppo di capacità e altri tipi di sostegno. “Questo è di fondamentale importanza per il successo della prossima Cop26”, dice Xi.

La bozza di conclusioni del vertice prevede la “mobilitazione di 100 miliardi di dollari all’anno fino al 2025 per i paesi in via di sviluppo”. E contiene tanti traguardi, ancora non supportati da impegni concreti da parte di tutti, fatta eccezione per Ue e Usa, attivi sul tema (i secondi, da quando c’è Biden alla Casa Bianca). C’è l’impegno a “mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi, con sforzi per non superare il grado e mezzo”, ma – è questo il punto – “tenendo in considerazione diversi percorsi e approcci”. La bozza ribadisce l’impegno a raggiungere “la neutralità climatica nel 2050” e a eliminare “nel medio termine i sussidi per le fonti fossili” che si dimostrino “inefficienti”. C’è anche l’impegno a “fare il massimo per evitare nuove centrali a carbone negli anni ’30” di questo millennio.

Finisce la giornata con Russia e Cina che chiedono un format ristretto per risolvere i problemi del mondo. Lavrov e Wang Yi definiscono una “urgente necessità” un summit a 5 dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (Regno Unito, Usa, Cina, Russia e Francia) per “cercare una risposta efficace alle attuali sfide e minacce globali”. Con buona pace dell’appello al multilateralismo diffuso con cui Mario Draghi aveva aperto i lavori del G20.

La riuscita dell’organizzazione del summit ospitato dall’Italia è soprattutto nella foto di famiglia dei leader, davvero originale, che colpisce nel segno: nel gruppo  dei Grandi finiscono anche i sanitari e lavoratori in prima linea contro il Covid. È la giornata dei saluti con chi c’era, da quello empatico e caloroso tra Draghi e Macron a quello un po’ più formale del premier italiano con la cancelliera tedesca uscente Angela Merkel, fino alla prima chiacchierata ‘de visu’ con il cancelliere ‘entrante’ Olaf Scholz. È la giornata delle scintille, tra l’altro arcinote, con chi non c’era, Putin e Xi.

Domani seconda e ultima giornata di summit: il momento della verità, prima del Cop26, prima di Glasgow, dove fa freddo, tanto.

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