Lisbona al Four Seasons Hotel Ritz

Impossibile sfuggire alla magia di Lisbona, alla sua luce abbagliante riflessa dalla pietra bianca del selciato, allo sfolgorio blu del Tago visibile dalle tantissime strade in salita della città, alla grandiosità della Praça do Comercio, al fascino delle sue piazze, il Chiado, il Carmo, dei suoi mirador, dei suoi palazzi gialli o azzurrini, dei suoi quartieri. Per non parlare dei suoi tesori culturali, dal Museu do Oriente a quello Calouste Gulbenkian, dal monastero dei Gerosolimitani e la Torre di Belem al meraviglioso trionfo di azulejos del palazzo dei Marchesi di Fronteira..E dell’effervescenza di bar e rooftop, di ristoranti e caffè, o del piacere dello shopping da A Vida Portuguesa e Claus Porto,  nelle vie tra il Chiado e la chiesa del Carmo, o in via Don Pedro V..

Il Four Seasons Hotel Ritz, struttura modernista anni ’50 che coniuga gli ampi spazi, la purezza di linee e la palette di colori soft tipici del Four Seasons con l’heritage del Ritz, con sculture, quadri, arazzi e tappeti che spaziano dall’Art Deco allo stile Luigi XVI all’arte moderna. C’è una splendida piscina indoor, e ne è stata appena inaugurata una outdoor, per godere al massimo del clima di una città con una media di 300 giorni di sole all’anno. Il centro fitness rooftop è famoso (e ovviamente Instaworthy) per la pista per correre open air con vista sulla città.

Le stanze, rinnovate dallo studio di architettura Oito em Ponto all’insegna dell’incontro tra stile classico e tecnologia cutting edge, sono lussuose, eleganti, rasserenanti, con i bagni di marmo, le terrazze col pavimento di marmo, le vetrate a tutta parete, le luci soft.

Assolutamente da non perdere la cena da Cura, il ristorante open kitchen dello chef Pedro Pena Bastos, un passato da batterista in una rock band. Si può scegliere tra due set degustazione, da 7 o 13 portate, accompagnate da vini portoghesi organici e biodinamici. Una cucina sorprendente, con bellissime proposte anche per i vegetariani, basata sulla purezza dei prodotti locali e la ricerca della complessità sottintesa alla apparente semplicità dei piatti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Categorie