LA CITTÀ SOTTO IL MARE. ALLA SCOPERTA DI BAIA, IN UN NUOVO PERCORSO PER SUB E SNORKELISTI DI OGNI ETÀ

Napoli – “Nessun golfo al mondo risplende più dell’amena Baia”, scriveva il poeta Orazio duemila anni fa. Da Pompeo a Cesare, da Nerone ad Adriano, il fascino di questo angolo di terra e mare compreso tra Cuma e Pozzuoli catturò i grandi di Roma antica. Terme e ville sontuose fecero di Baia il luogo della dolce vita sotto la Repubblica e l’Impero, tra lussi, ozii e pene d’amore, tra fatti e misfatti che conosciamo grazie ai racconti di Seneca, Svetonio, Properzio e Cicerone. In seguito, causa del fenomeno del bradisismo tipico del territorio flegreo, Baia sprofondò lentamente sotto il mare, fino a scomparire del tutto.

Alla fine degli anni Venti i fondali del piccolo porto rivelarono brandelli di muri, marmi e frammenti di mosaici. Nel 1969 una potente mareggiata riportò alla luce due statue, identificate con le figure di Ulisse e di Baios, il suo fedele nocchiero, che il mito vuole sia stato sepolto proprio qui e dal quale la città prese il nome. Negli anni Ottanta la prima campagna di scavo sottomarino diede ufficialmente il via alla riscoperta di Baia. Più tardi gli archeologi del Parco dei Campi Flegrei hanno esplorato i fondali in lungo e in largo rintracciando le rovine della città a circa 400 metri dalla costa. Oggi tour in battelli dalla chiglia finestrata consentono a tutti di ammirare il Parco Sommerso di Baia, osservando i resti delle ville, le sculture, i mosaici e i reperti inabissati.


Parco Sommerso di Baia, le rovine del Porto Giulio viste dall’alto I Courtesy Parco Archeologico dei Campi Flegrei

Ma da quest’estate Baia si svela in modo ancora più diretto e immediato grazie a un nuovo percorso di visita. Sub esperti e semplici nuotatori armati di maschera e boccaglio sono invitati a scoprire in un’ora i resti del Porto Giulio, un grande complesso voluto da Augusto per lanciare Roma alla conquista del Mediterraneo. Le sue strutture, oggi sotto il livello del mare dai due ai cinque metri, appartenevano al grande quartiere artigianale e commerciale dell’antica Pozzuoli, la famosa Ripa Puteolana. Qui le imbarcazioni provenienti dall’Egitto e dall’Oriente scaricavano le merci destinate al mercato dell’Urbe in decine di magazzini ancora visibili.
Un labirinto di muri accoglie i visitatori e senza una guida è facile perdersi. Quello che osserviamo oggi è infatti un insieme di costruzioni sovrapposte in 400 anni di storia: lo sprofondamento del terreno ha costretto gli abitanti ad alzare periodicamente il livello dei pavimenti per bloccare l’accesso dell’acqua, in particolare nei tratti racchiusi allora tra il mare e l’adiacente Lago Lucrino. Decine di colonne in marmi policromi punteggiano l’itinerario: molte di queste facevano parte di un grande edificio semicircolare posto all’ingresso del porto, di cui non conosciamo ancora la funzione.


Baia, visita al Parco Sommerso I Courtesy Parco Archeologico dei Campi Flegrei

Dopo mesi di ricerca, studio e preparazione tecnica siamo in grado di offrire una nuova esperienza di visita nella storia e nell’archeologia flegrea nella sua dimensione più tipica: quella subacquea”, spiega il direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei Fabio Pagano. “Il nuovo percorso di visita dedicato al Portus Iulius consente un tuffo nello spazio e nel tempo verso i luoghi dove si è animata quella vitalità economica, sociale e umana che ha reso Pozzuoli il grande porto di Roma e la sua porta spalancata verso il mondo”.

Tutte le informazioni sul Percorso delle Colonne e le modalità di prenotazione sono disponibili sul sito del Parco Sommerso di Baia www.baiasommersa.beniculturali.it e sul sito del Parco Archeologico dei Campi Flegrei www.pafleg.it, insieme a numerosi itinerari alternativi.

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