Cardin è talmente iconico oltre le stigmate dell’alta società, talmente visionario e addirittura iconoclasta da ridisegnare il Bargon Tagalog, il costume nazionale filippino, in accordo con il presidente Ferdinand Marcos, aprendolo clamorosamente sul davanti. Intanto la sua impresa commerciale, quella che supporta il marchio Cardin, diventa un impero. Non solo abiti, ma pentole, padelle, mobili, profumi, automobili, perfino una catena di ristoranti che comprende il parigino Maxim’s, frutto della celebre battuta di Jean Paul Gaultier che circola su Cardin: “Non lo fecero entrare da Maxim’s perché non aveva la cravatta e vent’anni dopo se lo comprò”. Negli anni ottanta i suoi abiti scavalcano le passerelle e finiscono perfino in mostra al Metropolitan Museum di New York. Instancabile e attento a non cedere il proprio marchio a qualche fondo di business man avventurieri che rilevano grandi marchi con soldi inesistenti per fare diventare la storia una poltiglia globalizzata, Cardin ha ristretto sempre più il cerchio degli addetti ai lavori presente alla prima delle proprie nuove collezioni. Recentemente, oltre al piacevole ritratto protagonista nel documentario del 2019 House of Cardin”, rilasciò una lunga intervista a France Culture spiegando le origini del suo instnacabile processo creativo: “È piuttosto astratto, non mi ispiro ai costumi o alla cultura del passato, ma ad esempio ad un camino, una ruota, un’auto, un pezzo di corda, un cuscino, un dispositivo radio, una pietra. Tutto diventa fonte di ispirazione e cerco di incorporare una forma che non segue il corpo . Ho una pratica molto diversa da tutti i miei colleghi: il corpo è assente, astratto, non penso al corpo. Cerco di mettere un materiale, vale a dire una colonna vertebrale, un fisico, un corpo, in un indumento, in modo che prenda la forma dell’indumento. Questa è la mia visione, per così dire, dell’abbigliamento”.

“È un pericolo per la moda continuare a produrre – diceva – : io, ho uno stile riconoscibile che è la mia firma, lo stesso non si può dire degli altri”. Nato il 2 luglio 1922 a Sant’Andrea di Barbarana, in provincia di Treviso, da genitori contadini, Pietro Costante Cardini è cresciuto in Francia dove la sua famiglia si era rifugiata durante fascismo.

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