Debutto di Raf Simons alla co-direzione creativa per l’inizio di una nuova era: PRADA

L’atteso debutto di Raf Simons alla co-direzione creativa insieme a Miuccia Prada è alle stelle. Il buzz social è scattato da un post Instagram che la maison ha lanciato sui propri canali all’inizio di questa settimana: ” se poteste fare una domanda a Raf e Miuccia, quale sarebbe?”. Le domande inviate dai fan e appassionati saranno la base della conversazione digitale che avverrà tra la Signora e il designer belga subito dopo il live streaming dello show.

Ma la domande di partenza è: cosa accomuna due menti così diverse? 

“Mi sforzo sempre di cercare qualcosa di nuovo”, afferma Prada, “ma sono sempre influenzata dal passato” pensiero che si ritrova anche nell’anima dello stile Simons: “Trovo interessante creare abiti moderni per la donna moderna”, ha dichiarato Raf Simons nel 2012, “ma posso anche essere ispirato dalla nostalgia per una determinata epoca”. Per Simons la partnership con Prada è un’opportunità per “rivedere il modo in cui la creatività può evolvere nel sistema moda di oggi”. “È un’aria nuova”, ha dichiarato Miuccia Prada quando si è saputo della collaborazione. Un’aria nuova che porta con sé la promessa di un’evoluzione che vedrà due stili solo apparentemente distanti, collidere in armonia. D’altra parte è la stessa Miuccia ad aver dichiarato di non voler restare prigioniera del suo stesso stile e di voler sempre guardare avanti. E se da una parte non riusciamo ad immaginarci Miuccia Prada intenta ad ascoltare la musica tecno dei Kraftwerk, tanto cara a Raf, ci piace pensare che abbiamo passato il lockdown a convesare di arte e design, passioni che accomunano le due menti geniali. Se Simons è nato nella cittadina di Neerpelt, nel Belgio rurale, “fra mucche e pecore” , in una famiglia di origini umili, la cui educazione al buon gusto fu opera dei parenti, Miuccia nasce nella culla della borghesia milanese, status che rifiuta, ovviamente a modo suo. Le case delle zie di Simons erano arredate da mobili di Verner Panton e Eero Saarinen, estetiche pulite e decise che ispirarono al nipote a intraprendere gli studi di design industriale, coltivando una passione che dura ancora oggi per l’estetica di metà del Novecento. Estetica che instintivamente lo accomuna a Miuccia, che prima di diventare stilista svolse un dottorato in scienze politiche e frequentò per cinque anni la scuola di mimo. Era considerata una ribelle e distribuiva volantini politici “vestendo Saint Laurent e smeraldi”; come lei stessa racconta negli anni, prima di ereditare la celebre azienda di pelletteria (fondata nel 1913) dal padre Mario.

Non c’è dubbio che l’approccio di Prada all’arte abbia segnato una vera svolta per il brand in un approccio sempre più culturale; la stilista e il marito Patrizio Bertelli hanno rivoluzionato Milano, Venezia e Shanghai con il concept della Fondazione Prada. In particolare alla Fondazione Prada di Milano: qui Miuccia, insieme all’archistar e amico Rem Koolhaas, ha trasformato una ex distilleria situata in una zona industriale isolata in una serie di location multisensoriali per ammirare opere come le installazioni di Damien Hirst, le opere di Cara Accadi,  Copley, Jeff Koons, Goshka Macuga e John Wesley. Anche gli spazi espositivi sono arte qui. Austeri ed eccentrici al tempo stesso e riflettono in pieno l’ugly chic per cui la maison è famosa. “Tutto” ha spiegato la stilista quando è stata inaugurata la Fondazione, nel 2015, “diventa strumento per trovare nuove idee e fare qualcosa di nuovo”. E ha aggiunto: “Tutto è cambiato quando ho lasciato entrare i miei interessi nel mio lavoro”. Non tutti sanno che c’è uno scivolo dell’artista Carsten Höller a collegare per un viaggio avventuroso dallo studio del terzo piano al cortile della sede del brand.

Nell’universo Raf l’arte non manca. Dalla vicinanza con l’artista Sterling Ruby, le cui opere su tela erano state trasferite sui tessuti della prima collezione couture dello stilista per Dior e le cui sculture sono state in seguito esibite negli spazi esperienziali dello store e dello showroom di Calvin Klein. E sarà da Calvin che Simons renderà omaggio al re del pop Andy Wahrol e alle sue stampe per l’ultima sfilata del 2018. Mentre la fetish art di Robert Mapplethorpe si mescolerà ai capi della Priamavera-Estate di Simons nel 2017, furono le ceramiche di Pol Chambost a ispirare i capi della collezione Autunno-Inverno 2009 di Jil Sander.

Ed è da Jil Sander che Raf incontra le strade del Gruppo. Bertelli fu infatti colui che lo chiamò per dirigere la maison tedesca nel 2005, posizione in cui restò fino al 2012. Da qui i primi rapporti, un conosersi e apprezzarsi per poi ritrovarsi a immaginare una nuova estetica, normale ma non troppo. Con piccoli dettagli un po’ inquietanti a diversi livelli, dove il tocco eccentrico è imprescindibile per dare vita a un’eleganza incisiva. Chic & Kitsch.

In conclusione si potrebbe coniare un nuovo termine per questa febbrile eccitazione di questo nuovo capitolo della storia di Prada: nostalgia del futuro, guardare al passato e spingere l’acceleratore verso il nuovo. Già la sfilata di luglio sembrava contaminata dal tocco asciutto e da una precisa incursione cromatica di Raf, ma speculazioni a parte, Miuccia nega che il suo ingresso si tratti di un’operazione studiata per il suo ritiro dalle scene, quanto più quello di un’ unione di intenti comuni. Nel nome della creatività che va messa prima di logiche pensate alla mera spettacolarizzazione della moda, un vuoto pneumatico di idee strombazzanti fini a se stesse, concetto a cui entrambi, Raf e Miuccia, si vogliono opporre con fermezza.

L’EVOLUZIONE STILE DI PRADA ATTRAVERSO LE SFILATE
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